Colesterolo LDL alto: valori, tabella e come abbassarlo

Colesterolo LDL alto: valori di riferimento, cause e strategie per abbassarlo

Il colesterolo LDL (Low-Density Lipoprotein), spesso chiamato “colesterolo cattivo”, è una delle principali cause di malattia cardiovascolare: livelli elevati favoriscono la formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie, aumentando il rischio di infarto miocardico, ictus e arteriopatia periferica. Comprendere i valori di riferimento, le cause dell’ipercolesterolemia e le strategie per ridurla è fondamentale per la prevenzione.

Se hai il colesterolo alto e vuoi una dieta personalizzata per gestirlo, consulta uno degli nutrizionisti nella tua città.

Valori normali del colesterolo LDL

I valori target del colesterolo LDL dipendono dal rischio cardiovascolare individuale, non da una soglia uguale per tutti:

  • Rischio basso (nessun fattore di rischio): LDL <116 mg/dL
  • Rischio moderato (ipertensione, fumo, sovrappeso): LDL <100 mg/dL
  • Rischio alto (diabete, insufficienza renale cronica): https://www.querzo.com/blog/nutrizionista/dieta-insufficienza-renale-cronica-ipoproteica
  • Rischio molto alto (precedente infarto, ictus, angina instabile): LDL <55 mg/dL

Questi target sono definiti nelle linee guida ESC/EAS 2019 e recepiti dalla Società Italiana di Cardiologia.

Cause del colesterolo LDL alto

L’ipercolesterolemia può avere origine primaria (genetica) o secondaria (legata allo stile di vita e ad altre patologie):

  • Ipercolesterolemia familiare: mutazione genetica che riduce i recettori per le LDL nel fegato; colpisce 1 persona su 250 e causa LDL molto elevate anche in persone giovani e magre
  • Dieta ricca di grassi saturi e trans: carni grasse, insaccati, burro, margarine idrogenate, dolci industriali
  • Sovrappeso e obesità
  • Sedentarietà: l’attività fisica riduce le LDL e aumenta le HDL
  • Ipotiroidismo: il deficit di ormoni tiroidei riduce il metabolismo del colesterolo
  • Sindrome nefrosica, diabete mellito non controllato
  • Farmaci: alcuni diuretici, beta-bloccanti, corticosteroidi possono aumentare le LDL

Rischi cardiovascolari del colesterolo LDL alto

L’LDL alto è un fattore di rischio causale per l’aterosclerosi: le particelle LDL si depositano nella parete delle arterie formando placche che si possono irrigidire, calcificare e, nel momento in cui si rompono, causare un trombo acuto responsabile di infarto o ictus. Il rischio è ancora maggiore in combinazione con altri fattori: ipertensione, fumo, diabete, familiarità per malattie cardiovascolari.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia (35% dei decessi), e il colesterolo LDL elevato contribuisce a circa il 50% degli infarti miocardici (https://www.epicentro.iss.it/cardiovascolari/colesterolo).

Come abbassare il colesterolo LDL: dieta e stile di vita

Le modifiche dello stile di vita sono il primo approccio terapeutico:

  • Ridurre i grassi saturi: limitare carni rosse grasse, salumi, formaggi stagionati, burro, olio di palma e di cocco; sostituire con olio extravergine di oliva, frutta secca, avocado
  • Eliminare i grassi trans: evitare margarine solide, merendine industriali, cibi fritti nei fast food
  • Aumentare le fibre solubili: avena, legumi, mele, agrumi, semi di psillio riducono l’assorbimento intestinale del colesterolo del 5–10%
  • Omega-3: pesce azzurro (salmone, sgombro, sardine) 2–3 volte a settimana
  • Steroli e stanoli vegetali: presenti in prodotti arricchiti (margarine plant-based, latti vegetali); riducono le LDL del 10–15%
  • Attività fisica regolare: 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata riduce le LDL del 5–10% e aumenta le HDL
  • Calo ponderale: perdere il 5–10% del peso corporeo riduce le LDL del 5–8%

Quando sono necessari i farmaci

Se dopo 3–6 mesi di modifiche dello stile di vita i valori LDL restano fuori target in base al rischio cardiovascolare individuale, il medico valuta la terapia farmacologica:

  • Statine (atorvastatina, rosuvastatina): farmaci di prima scelta, riducono le LDL del 40–55%
  • Ezetimibe: riduce l’assorbimento intestinale del colesterolo; usato in aggiunta alle statine o in monoterapia se queste non sono tollerate
  • Inibitori PCSK9 (evolocumab, alirocumab): anticorpi monoclonali per i pazienti ad altissimo rischio cardiovascolare con LDL non controllato dalle statine

Domande frequenti

Il colesterolo alto fa sintomi?

No: l’ipercolesterolemia è una condizione silente. I sintomi compaiono solo quando le placche aterosclerotiche ostruiscono le arterie causando angina, infarto o ictus. Per questo il controllo periodico con esame del sangue (almeno ogni 5 anni dopo i 20 anni, ogni anno dopo i 50 o in presenza di fattori di rischio) è fondamentale per la prevenzione.

Le uova fanno alzare il colesterolo?

Le ultime evidenze scientifiche indicano che il colesterolo alimentare (presente nelle uova) ha un impatto limitato sul colesterolo LDL nel sangue per la maggioranza delle persone. I grassi saturi e trans nella dieta influenzano molto di più i livelli di LDL. Consumare 4–6 uova a settimana è generalmente sicuro nelle persone sane; in presenza di diabete o ipercolesterolemia familiare si consiglia di ridurre a 2–3.

Le statine fanno male al fegato?

L’aumento delle transaminasi (enzimi epatici) con le statine è comune e quasi sempre lieve e transitorio; raramente raggiunge livelli di rilevanza clinica. Le statine sono oggi tra i farmaci più studiati al mondo, con dati di sicurezza su milioni di pazienti. Il beneficio cardiovascolare nelle persone ad alto rischio supera di gran lunga i rischi.

Il ruolo del nutrizionista

Un nutrizionista può costruire un piano alimentare personalizzato per abbassare il colesterolo LDL in modo efficace e sostenibile, senza rinunciare al piacere del cibo. Trova uno degli nutrizionisti nella tua città.

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Fonti e Riferimenti Scientifici

  • Istituto Superiore di Sanità (ISS): https://www.epicentro.iss.it/cardiovascolari/colesterolo
  • Ministero della Salute: https://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_2_1_1.jsp?lingua=italiano&id=202
  • Mach F et al: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31504418/
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